Il lavoro dello sport, lo sport del lavoro

Alla Domus Comeliana una serata per celebrare le medaglie mondiali del nostro Filippo e riflettere su ciò che unisce sport, impresa e professione: talento, determinazione, sacrificio, squadra e tanto lavoro

Un manager e un campione sono davvero così diversi?

È stata questa la domanda che ha accompagnato la serata di domenica 13 settembre alla Domus Comeliana di Pisa, organizzata dal Circolo Scherma Navacchio per celebrare gli ultimi straordinari risultati di Filippo e, allo stesso tempo, provare a raccontare che cosa si nasconde dietro un grande traguardo.

L’occasione nasceva dalle due splendide medaglie conquistate da Filippo ai Campionati del Mondo di Hong Kong, l’argento individuale e l’oro a squadre. Due risultati prestigiosi, che confermano ancora una volta Filippo ai massimi livelli della scherma internazionale.

Ma la serata, fin dal titolo – “Il lavoro dello sport, lo sport del lavoro” – voleva andare oltre la semplice celebrazione delle medaglie.

A guidare la serata e a tenere insieme i tanti interventi è stato Stefano Pantano, “il Principe”, volto e voce conosciutissimi nel mondo della scherma. Ex campione azzurro di spada, tre volte campione del mondo a squadre e da anni commentatore tecnico della scherma per la Rai, Pantano ha accompagnato il pubblico nel corso dell’incontro con competenza, esperienza e quella conoscenza profonda dell’ambiente che gli ha permesso di entrare nel merito delle storie e dei temi affrontati.

Sul palco, insieme a Filippo, due figure imprenditoriali profondamente legati al territorio pisano: l’amico Francesco Martinelli imprenditore edile da anni vicino a Filippo  e Andrea Lacorte, presidente e cofondatore di PharmaNutra, realtà pisana da sempre accostat al mondo dello sport anche attraverso Cetilar.

Esperienze apparentemente lontane, quella di un atleta e quella di un imprenditore, che durante il confronto hanno mostrato invece moltissimi punti in comune.

Per raggiungere un obiettivo importante servono certamente talento e capacità, ma non bastano. Servono determinazione, sacrificio, capacità di affrontare le difficoltà, fiducia nelle persone che lavorano al nostro fianco e disponibilità a rimettersi continuamente in discussione.

E soprattutto serve lavoro. Tanto lavoro.

Un campione non è mai solo

Uno dei temi più interessanti della serata è stato proprio quello di raccontare tutto ciò che spesso rimane nascosto dietro una vittoria.

Quando vediamo un atleta salire sul podio vediamo la medaglia, il risultato, la fotografia finale. Molto meno visibile è tutto quello che viene prima: gli allenamenti, le sconfitte, i momenti difficili, la capacità di ripartire, le persone che accompagnano l’atleta e le tante professionalità che lavorano insieme per costruire una prestazione.

Particolarmente significativo l’intervento di Simone Vanni, Commissario Tecnico della Nazionale italiana di fioretto, che ha parlato di Filippo, del rapporto costruito con lui e, più in generale, di ciò che serve per diventare un campione e soprattutto per riuscire a rimanere ai vertici.

Le sue parole hanno riportato l’attenzione sul valore del gruppo, sulla gestione della pressione, sulla capacità di reagire alle difficoltà e sull’importanza di costruire attorno all’atleta un ambiente nel quale talento e lavoro possano esprimersi al meglio.

A seguire sono intervenute alcune delle persone che accompagnano Filippo nel suo percorso.

Marco Vannini, il suo maestro, ma da tempo qualcosa di più di un semplice riferimento tecnico. Anni di palestra, gare, trasferte, vittorie e sconfitte hanno costruito un rapporto fatto di fiducia, conoscenza reciproca e lavoro quotidiano.

Poi Michele Mariotti, che segue la preparazione atletica, e Alessio Filippi, altra figura importante all’interno del gruppo di professionisti che lavorano accanto a Filippo.

Un ruolo particolare è quello del dottor Salvatore Sica, che lavora sull’aspetto mentale e quindi anche su quel Filippo che esiste oltre la pedana: l’atleta, certamente, ma prima ancora la persona.

Perché essere un campione non significa soltanto affinare il gesto tecnico o migliorare la condizione fisica. Significa anche imparare a conoscere se stessi, gestire le aspettative, convivere con la pressione, affrontare le sconfitte e continuare a crescere.

Interessante anche l’intervento del professor Ugo Faraguna, che ha portato l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: il sonno.

Dormire bene non è un dettaglio, ma uno dei pilastri del benessere e della prestazione. Vale per tutti, naturalmente, ma ancora di più per un atleta sottoposto quotidianamente a carichi fisici e mentali elevatissimi.

Anche questo ha contribuito a completare il quadro della serata: dietro una prestazione sportiva di altissimo livello c’è un lavoro molto più ampio di quello che vediamo sulla pedana. Tecnica, preparazione fisica, recupero, equilibrio mentale, riposo e capacità di organizzare ogni aspetto della propria vita.

Le istituzioni e il territorio accanto al Circolo

Numerose anche le presenze istituzionali, a testimonianza del forte legame costruito negli anni dal Circolo Scherma Navacchio con il territorio.

Tra gli invitati Michele Conti, sindaco di Pisa, e Frida Scarpa, assessore del Comune di Pisa, campionessa di scherma e da sempre amica della famiglia Macchi oltre che figura molto vicina al nostro ambiente.

A rappresentare Cascina erano presenti Bice Del Giudice, Francesca Mori e Paolo Cipolli, che negli anni hanno seguito e sostenuto con attenzione il Circolo, i suoi progetti e le tante attività sportive e sociali portate avanti sul territorio.

Presenze importanti, perché la storia di un’associazione sportiva non si costruisce soltanto attraverso i risultati agonistici, ma anche attraverso le relazioni, la collaborazione e la capacità di essere parte viva della propria comunità.

Una storia che parte da lontano

Naturalmente non poteva mancare la famiglia Macchi, con Simone e Michela, Leonardo e Ilaria, insieme alla presidente del nostro Circolo Antonella Del Tredici.

Per noi Filippo non è soltanto l’atleta che oggi sale sui podi olimpici, mondiali ed europei.

È prima di tutto un ragazzo cresciuto nella nostra palestra, all’interno di una famiglia profondamente legata alla scherma e alla storia del nostro Circolo.

Ed è probabilmente anche per questo che ogni suo risultato continua ad avere per tutti noi un significato particolare.

Vederlo oggi confrontarsi sullo stesso palco con tecnici, professionisti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni significa anche guardare indietro e rendersi conto di quanto lungo sia stato il percorso e di quante persone abbiano contribuito, in modi diversi, a costruirlo.

Sport e lavoro, lo stesso filo

La splendida cornice della Domus Comeliana, nel cuore di Pisa, ha reso ancora più speciale una serata nata come festa e diventata presto un momento di confronto e riflessione.

Atleti, tecnici, professionisti, imprenditori e amministratori. Esperienze e percorsi molto diversi, ma uniti da uno stesso filo.

Impegno. Passione. Competenza. Determinazione. Sacrificio. Capacità di lavorare insieme. E ancora lavoro.

Forse è proprio questa la risposta alla domanda con cui la serata era iniziata.

Un manager e un campione sono davvero così diversi?

Probabilmente molto meno di quanto possa sembrare.

Perché dietro una medaglia, così come dietro un’impresa o un progetto professionale riuscito, non c’è mai soltanto il talento. Ci sono le persone, le scelte, gli errori, la capacità di ripartire e soprattutto la volontà di lavorare ogni giorno per migliorarsi.

Questo è stato “Il lavoro dello sport, lo sport del lavoro”.

Una serata per festeggiare le splendide medaglie mondiali di Filippo Macchi, certo, ma soprattutto per raccontare tutto quello che c’è prima di una medaglia.

Un ringraziamento a tutti gli ospiti, agli amici, alle istituzioni, ai professionisti e a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, oltre naturalmente alla Domus Comeliana per averci accolto in una cornice così speciale.

E infine grazie a Filippo: per i risultati che continua a regalarci, ma anche per ricordarci, ogni volta, quanto impegno, quanta passione e quanto lavoro ci siano dietro ogni successo.